venerdì 8 giugno 2012

Ci siamo.

Tecnicamente, oggi è già il 9.06. Anche se è l'una di notte, anche se mancano diverse ore. E anche se, nonostante tutti i preparativi, ancora non mi pare vero. Ora sono nel letto che fu di mio fratello, il quale si è trasferito nella mia ex camera. Sopra il soppalco c'è mia sorella, di là i miei genitori. In salotto diversi mazzi di fiori, tutti bellissimi, arrivati da amici che profumano di affetto. La casa è nel silenzio, forse anche lei si sta preparando al caos che vi regnerà domani: ha più di cento anni, sopporterà anche questo. Valerio è un mezzo chilometro più in là, a casa nostra, con i suoi genitori che aspetta anche lui che faccia giorno. E' strano dormire senza di lui, è strano trovarsi nella mia casa. Non riesco a rendermi conto di quello che accadrà, immagino tante situazioni, immagino tante versioni. Ma poi, accantono tutto. L'unica cosa certa che so è che sarà un giorno bellissimo, un giorno nostro insieme con tanti altri. Un giorno che era già scritto, che doveva arrivare e che abbiamo atteso. Per arrivarci abbiamo camminato, per un po' da soli, poi insieme. Ci siamo presi per mano e ce l'abbiamo fatta. Me lo dico da sola: sarà un gran giorno, io lo so. Tecnicamente, questo blog finirebbe la sua missione oggi. Ma scrivere oltre a essere il mio mestiere è la mia terapia preferita. Cambierà natura, ma credo che l'esperienza di #versoil9.06 non finisce oggi. Buonanotte, sperando che le stelle preparino un cielo splendente per domani.

giovedì 7 giugno 2012

Due passi

Noi stasera ce ne siamo andati a fare due passi al lago, a camminare e a pensare a come sara' sabato e da sabato. Avevamo bisogno di respirare un po', di stare da soli fuori casa (perché se rimani, trovi sempre qualcosa da fare), ossigenare il cervello. Stanchi, emozionati. Fa bene, al cuore, a noi, alle nostre teste piene di pensieri. E ho capito che una passeggiata ogni tanto, da soli, anche in silenzio, fa bene e basta. 

mercoledì 6 giugno 2012

Altalena

Quando ho deciso di iniziare a scrivere questo blog a tempo, la scadenza mi sembrava così lontana, quasi non la scorgevo. Era inverno, faceva freddo. Ora sono sul divano in canottiera, ma e' come se stessi sull'altalena, su con i battiti che aumentano quando penso che quel 9.06 e' solo dopodomani. Poi rallentano perché penso 'e' tutto pronto'. Valerio e' qui, vicino a me. Mangiamo piccole sfogliatine al cacao, per la serie 'tanto i vestiti ci stanno', sembra tranquillo, forse lo e' davvero. Manca poco e io mi godo quest'altalena. Fino a sabato non si scende.

giovedì 31 maggio 2012

lacrime, lacrime, lacrime

Sarà la stanchezza. Sarà la corsa quotidiana per riempire ogni casella. Sarà la voglia di arrivare sana al 9 giugno. Fatto sta che l'ultimo scorcio prima del matrimonio lo passi quasi sempre con il nodo alla gola o, peggio, con le lacrime agli occhi. Tutte le mie amiche già sposate mi avevano avvertita: vedrai, basterà un nulla che ti verrà da piangere. Non immaginavo che quel 'nulla' potesse essere anche una puntata di SOS Tata. Due genitori che urlano come pazzi ai tre poveri malcapitati figlioletti, la tata che li sgrida perché "così non si ottiene nulla", loro promettono che sì, cambieranno atteggiamento e io, nel letto, da sola, piango. Vedo una puntata di Sex&the city, Mister Big che raggiunge Carrie a Parigi e la riporta a New York e giù, lacrimuccia. Gramellini a Otto e mezzo racconta la genesi di "Fai bei sogni" (tra l'altro, comprato e letto in una domenica sera, tutto d'un fiato), io ci ripenso e un po' mi commuovo. Basta lacrime, non ne posso più!

martedì 22 maggio 2012

Cataloghi antropologici

Uno dei peggiori affanni della preparazione del matrimonio è la consegna delle partecipazioni. Correre dietro a zii, cugini, nonni, amici e compagnia cantando è impegnativo e non sempre fruttuoso. Ho girato per settimane con la borsa carica di bustine rosse e gialle di plastica dell'Ikea, dove avevo sapientemente suddiviso le partecipazioni, tra matrimonio e rinfresco, suddividendo poi amici degli stessi gruppi, parenti delle stesse famiglie e insieme, tutte quelle che andavano spedite alle poste. Non bastava: ho segnato ogni bustina Ikea con un post it, indicando appunto la categoria. In pratica, un catalogo antropologico. Per gli amici, è stato semplice: raggruppandoli in cene, con un paio di settimane li abbiamo sistemati (Simone T, non so se leggerai questo post: ma sappi che SO che stavi lasciando la nostra partecipazione sul tavolo della pizzeria...). Anche la consegna ai parenti è filata via liscia, due o tre domeniche, un po' troppi caffè, e via. Rimaneva però un sostanzioso gruppo, non facilmente catalogabile che oltre a far pesare le mie borse come piombi, mi ha fatto fare i chilometri. Alcuni li ho beccati per strada: giravo come un falco e appena vedevo qualcuno iniziavo a correre come una pazza, sbracciandomi se necessario. Altri, all'oratorio dopo la messa. Busta in mano, mi nascondevo e tendevo un agguato: dietro gli angoli, appena poco distante dal bar, nel parcheggio, aspettando che che uscissero dalla chiesa. Tra l'altro, con questo metodo ho rischiato di invitare anche l'ex sen. Lusi, affezionato frequentatore della nostra chiesa la domenica che, a fine funzione, esce di corsa per raggiungere la sua villa ormai famosa, intralciando spesso il mio lavoro di intelligence e mischiandosi ai miei invitati da invitare. Ovviamente, le bustine selezionatrici Ikea non erano da sole: sul mio pc io e Valerio abbiamo creato due distinti fogli excell per classificare gli invitati, numerandoli per presenza e per partecipazione. Partecipazione consegnata=nome spuntato. Rispettando all'ultimo secondo il limite dei 40 giorni, abbiamo consegnato tutto. O quasi: vedo spuntare dalla mia borsa una bustina Ikea. Vuoi vedere che...

martedì 15 maggio 2012

La sforbiciata

In questi mesi ho imparato che pianificare tutto non ti preserva dagli intoppi. Anzi. Mentre tutto scorre, accade che un meccanismo s'inceppa. Si blocca. A me è successo in due casi. Uno è stato agevolmente superato, non senza choc iniziale. Ma in un paio di settimane abbiamo rimediato. L'altro è stato più difficile da digerire. All'inizio ci rimani male, pensi maporcavaccaoracomefaccio. Poi rifletti. E ti accorgi che ti è stata data la possibilità di chiudere una porta, di tagliare un legaccio. Certi cammini sono così, un po' faticosi, molto divertenti. Ma sono come un gigantesco scrub della tua vita. Devi togliere, capire chi conta nella tua vita. E tagli. Un po' qui, un po' lì. Anche se all'inizio sembra complicato, poi ti accorgi che è facile. E soprattutto, ti alleggerisce.

lunedì 14 maggio 2012

Quale matrimonio?

Quando si decide che è arrivato il momento di sposarsi, una delle primissime cose che si fa è fare una scelta di fondo (come mi ha suggerito il mio parrucchiere). Che tipo di matrimonio vuoi fare? Da sogno, sobrio, economico, pacchiano, sfarzoso, con i cavalli, le carrozze, il vestito da bambola e mille rose in chiesa. Fatto questo, si fanno i conti. Perché anche il matrimonio più sobrio richiede una spesa importante. Ma ci sono delle cose che in questo lungo percorso che possono alleggerire il peso: non della spesa, ma della coscienza. Abbiamo deciso che, trattandosi di una cosa obbligatoria, avremmo acquistato le partecipazioni da Emergency. Una goccia del mare, in certi momenti ho pensato che fosse un modo per 'lavare' la coscienza dopo i soldi spesi per tutto il resto. Ma quando l'abbiamo fatto, ci siamo sentiti bene. Soprattutto perché Emrgency è un'associazione seria, che i tuoi soldi li sa spendere e te lo dice pure, con un'email nella quale spiega dettagliatamente quale progetto hai finanziato. Poi, abbiamo deciso di non fare le bomboniere e quando dovevamo scegliere un'alternativa, ho pensato ai salesiani. Che c'entrano? Tramite la loro Ong, il Vis, abbiamo scelto dei sacchetti che vengono prodotti in un laboratorio artigianale vicino Addis Abeba, dove Donato, salesiano laico, recupera i figli dei mendicanti e dà loro la possibilità di imparare un mestiere. Non è carità. E' acquistare un prodotto. L'accoglienza e l'affetto di Lorella, quando li ho ritirati con mia mamma hanno fatto il resto. Mi ha raccontato tutta la storia di Donato, dove vive, cosa fa. Ho voluto subito bene a Donato. Insomma, senza morale, ipocrisia o falsa modestia. I soldi per i fiori, la cena, la wedding cake li abbiamo spesi pure noi. Ma quando si compiono passi come il matrimonio, fare entrare nella propria nuova famiglia qualcuno lontano è sempre una cosa che fa bene al cuore.

domenica 13 maggio 2012

Cornetti e altri affari

"Signo', adesso comprateje un ber cornetto". Io la signora Paola avrei voluto abbracciarla, baciarla e dirle GRAZIE. Perché nell'indicazione data a mia madre, uscendo dall'atelier, c'erano i risultati di tutti gli sforzi in palestra, delle rinunce a tavola, dei no a (qualche) dolce o gelato. Insomma, dopo un paio di mesi dalla scelta, l'abito mi entra alla perfezione. E' il mio, non ce n'è. Emozionante, riprovarlo, pensare che manca un mese. Iniziare già a decidere dove poterlo tenere un paio di giorni -dal ritiro al grande giorno -. Per consolarci, io e mia madre - tanto il vestito mi sta - ci siamo suonate un panino e mezzo a testa da Duecento gradi (piazza Risorgimento, chi legge e vive a Roma o dintorni, vada. Di corsa): il primo, pesce spada affumicato, rucola, limone e pepe e il secondo (a metà...) mozzarella e nutella. Vorrei sposarmi ogni anno. Ma comunque. A meno di un mese è tutto pronto. Ultimi pochi giri e ci siamo. L'ansia aumenta, la notte dormo pochino e maluccio. Non riesco a capire come sarà quel giorno. Lo immagino in mille modi, sempre diversi. Ma tutti mi tolgono il fiato dall'emozione.

giovedì 12 aprile 2012

Ci siamo. Quasi.

Ci siamo. Per andare a una festa, serve l'invito. Noi ce l'abbiamo. Aprire una scatola e leggere nero su bianco che tu (proprio tu) il 9 giugno ti sposi nella chiesa blabla, fai il ricevimento blabla, devo ammetterlo, fa un certo effetto. Se poi capisci che al 9 giugno mancano meno di due mesi, è fatta. Un bel respiro, una bella penna per scrivere gli indirizzi e via. Ci siamo (quasi).

mercoledì 4 aprile 2012

Siamo la coppia più veloce del mondo

Siamo la coppia più veloce del mondo. Stando alle leggende di chi ci ha preceduti in questa avventura, il tempo non sarebbe mai bastato. Lo scenario che si prospettava era apocalittico. Mesi e mesi di corse, ore interminabili a provare abiti, a scegliere bomboniere, a decidere i caratteri delle partecipazioni. Poi il dilemma del menù, la scelta dell'apparecchiata (apparecchiata...povera lingua italiana). Il tableau, i fiori, i centrotavola. E lo stress, tanto stress, talmente tanto che passa la fame e pure il sonno. Insomma, la mia calma serafica descritta nei post precedenti, era l'antitesi dell'esperienza altrui. E a due mesi dal matrimonio, posso tranquillamente annunciare il mio manifesto per gli sposi che verranno: state calmi.  Calma perché a scegliere il vestito ho impiegato un paio d'ore e due soli atelier. Il mio futuro consorte ha saputo fare meglio: al primo tentativo, meno di un'ora. Per i fiori, un'oretta per spiegare al fioraio cosa volevamo, mezz'ora un mese dopo per chiudere i dettagli. Partecipazioni e sacchetti online (su questo voglio tornare in un altro post), dieci minuti per scegliere i centrotavola al ristorante, mezz'ora per le fedi. La tabella di marcia procede che e' una bellezza, viaggiamo a vele spiegate verso il 9 giugno. Niente stress, ma tanta emozione. Si', siamo proprio la coppia più veloce del mondo. 

venerdì 30 marzo 2012

L'ultima volta

L'ho deciso oggi, così, senza pensarci troppo. Da quando abbiamo deciso di sposarci, ho investito tempo e denaro. Ho aspettato con ansia, ho preso spunto, ho usato tanti post-it. Stropicciati, strappati, spiegazzati. Nella borsa, sul tavolo, sul comodino, in metro. Qualche volta anche in macchina in fila. Ma ora che il 9 giugno si avvicina a grandi passi, ho deciso che smetto. Che quella di oggi sarà l'ultima volta. Oggi ho comprato la mia ultima copia di Vogue Sposa. Per mesi ho comprato queste riviste patinate, bellissime, ricche di immagini. Colori, abiti da sogno, location mozzafiato. E poi, fiori, scarpe, trucco. Insomma, tutto quello che una (quasi) sposa cerca lo trova lì, tra quelle pagine. E' stato il mio fedele compagno, mi ha ispirata, ho trovato diverse idee. Grazie a lui ho capito quali fiori scegliere, dove andare in viaggio di nozze. Ho strappato diverse pagine per le acconciature. Nel corso dei mesi ho acquistato anche altre riviste, come Elle sposa o Sposabella. Ma Vogue è un altro pianeta. Oggi, passando davanti a un'edicola, l'ho visto. L'ultimo numero, con una sventola in copertina in abito celeste di Pignatelli Opere. Allora ho deciso. Vai, gli ultimi 4 euro per questo capitolo. L'ho sfogliato prima in metro, in piedi senza sapere come tenermi. Poi a casa, mentre bevevo un caffè e mi godevo la luce del tardo pomeriggio. Ora lo sto per portare a letto, per dargli un'altra sfogliata, sentire l'odore acre della carta patinata. Poi, tra qualche giorno lo metterò al suo posto, nello scaffale in soggiorno. Ce li ho tutti lì, mi piace vederli allineati come a ricordarmi il tempo che è passato da quando abbiamo preso questa decisione. Ma soprattutto, quanto poco ne manca. #versoil9.06 ci stiamo andando a grandi passi. Anche grazie a Vogue sposa.

martedì 13 marzo 2012

Wedding countdown. Ovvero, ci sto dentro.

La mia cara amica Alessia, che oggi di mestiere fa (anche) la wedding planner a Londra, a Natale ha avuto la magnifica idea di regalarmi - con una crema corpo spa - due copie del mitico Cosmopolitan Bride. Due Paesi, due mondi. Ma una unica missione: uccidere di ansia le bride, appunto. Oltre ad abiti da sogno e location da favola, sfogliando una delle due riviste mi va l'occhio su una pagina che stenderebbe anche il dalai lama. Titolo: Wedding countdown. Catenaccio: Our step-by-step to do list will ensure time in on your side. Ovvero: datti una mossa, bella mia. E se non riesci da sola, ti scrivo mese per mese cosa fare. Ecco, io che la sto prendendo molto calma avrei dovuto saltare a pie' pari la pagina. Ma non ce l'ho fatta: sfida contro me stessa, mi sono detta. Mancano tre mesi tre, vedi un po' a che punto sei? 3 months before. 10 punti per i quali, sorprendentemente, sono IN PARI. Cioè, la mia non tabella di marcia va a meraviglia. Certo, se leggo i passaggi precedenti qualcosina mi manca, ma in fondo sotto la tabella dei tre mesi ci sono tutte cose che ho fatto. Quindi, sì: ho vinto la sfida con il wedding countdown di Cosmopolitan e ci sto dentro alla grande.

domenica 11 marzo 2012

La grande abbuffata. Ovvero, la prova menù

E' che uno non se lo aspetta. Non ci arrivi preparata, perché non ti sei mai sposata e mai immagineresti una roba così. Ti ingannano già dalla email che ti arriva qualche tempo prima: "Vi invitiamo a scegliere la data per fare la prova del menù, la scelta dei centrotavola e degli extra". Dunque, scegliamo la data: ignorando ciò che ci sarebbe toccato, abbiamo deciso per un sabato a pranzo. La sera, abbiamo pure invitato due amici a cena, tanto faremo presto... Le ultime parole famose. Arriviamo alle 12 circa, iniziamo il valzer: scelta del centrotavola, altri cataloghi da sfogliare per scegliere la wedding cake e moduli da riempire. Alle 13, a tavola. E lì capisci che le cose forse andranno diversamente da come immaginavi. SUl tavolo ci sono 4,5 bottiglie di vino. Rosso, bianco, cantine diverse. Si avvicina il maitre di sala, e inizia a elencare una serie di piatti - "assaggi, eh" - che farebbero impallidire il mangiatore più incallito. Quattro - Q-U-A-T-T-R-O - primi (tonnarelli allo scoglio, maltagliati con vongole e gamberetti, crepes con branzino, spuma di ricotta e crema di latte, trofiette al profumo di bosco con san daniele e pachino di sicilia), due secondi (piatto di pesce con filetto di spigola, gamberoni e vitella al semiglace di timo, patate e sformatino di scarola con olive di gaeta). Dolce e vino a pioggia. Dopo la seconda forchettata ai tonnarelli ho capito che non avrei potuto di dire di no a nulla. E quindi, con buona pace della dieta pre-matrimoniale, dell'emicrania che mi martellava e dello stomaco che implorava pietà, mi sono tuffata su quel trionfo di pasta, pesce e carne. A un certo punto ho arrancato, ma il profumo delle vongole e la consistenza al dente dei maltagliati, così come il profumo inconfondibile della scarola e il pizzicorio delle olive mi hanno fatto procedere senza indugio. Dolcis in fundo, è proprio il caso di dire, una crema al caffè da svenire. Abbiamo terminato boccheggiando ma soddisfatti. Oddio, soddisfatti al 100 per 100 no: abbiamo scelto manco la metà dei piatti che avremmo dovuto e quindi, ahinoi, saremmo costretti a tornare. Ma la prossima volta, niente impegni per cena.

sabato 3 marzo 2012

Alla mia amica Paolanatali'

Questo post lo dedico alla mia amica Paola N, che io chiamo Paolanatali'. Non c'entra nulla con matrimoni e affini. Ma voglio scrivere questo post lo stesso.
Per dedicarlo al suo coraggio di mamma e di donna. Al coraggio di raccontare storie che ti strappano il cuore ma che lei vive ogni giorno nel regno di Op del grande ospedale. Lei che ha messo al mondo quasi un anno fa un bambino cicciotto e con le ciglia lunghe, che somiglia tanto a suo papa' e che da subito ha iniziato una guerra alla quale nessun bambino dovrebbe essere chiamato. Dritta nel suo dolore, ha percorso un anno tra le fiamme dell'inferno. Ma poi, quando sono stata licenziata, mi ha consolata dicendomi di non pensare manco lontanamente che non avevo diritto alla disperazione. Lei con la quale ho condiviso la stessa università e che dopo anni ho ritrovato a Brescia, lei portavoce di un ministro io cronista di EPolis.Lei che ritrovato a Roma, a raccontare una città e la sua vita. Lei con la quale ora condivido l'impegno e l'orgoglio di Errori di stampa, le nostre battaglie di civiltà e di passione per un mestiere che ci ha fatte incontrare e che entrambe amiamo alla follia.
Se non lo conoscete, il Regno di Op e' un bellissimo blog. Leggetelo, anche se vi costerà dolore e lacrime, perché la vita e' anche il decimo piano del grande ospedale, perché le storie sono vere. Vero il dolore, la morte, le chemioterapie. Vera la speranza che Paola nutre con tutta se stessa. Vera e forte come una quercia. Come lei e il suo piccolo Simba.

mercoledì 29 febbraio 2012

La dieta giusta

Una delle cose che ti dicono quando annunci le nozze è la seguente frase: "UUHHH ma vedrai, più ti avvicini alle nozze, più dimagrisci: lo stress fa miracoli. Alle ultime prove del vestito, la sarta mi ha sgridato perché ero dimagrita troppo!".
Ecco. Nella mia vita 'dimagrire troppo' non è mai stato un concetto contemplato, anzi. Da adolescente cicciotta, sono dimagrita con molti sacrifici nel corso dell'avviamento all'età adulta. Magra come un grissino non lo sono mai stata, non lo sono ora e non lo sarò mai. Per conformazione, del fisico e dello stomaco. Quindi, le diete le ho provate (quasi) tutte. Quella mista, poco e tutto, quella proteica (devo dire, l'unica con la quale ho perso peso), quella fai da te, quella drastica, un accenno di Zona. Ora vorrei perdere qualche chiletto, roba poca, 2,3 chili. Ma non riesco a imboccare la strada giusta. Allora, ho pensato: faccio una ricerchina nella magica rete, qualcosa salterà fuori e nel frattempo mi ammazzo di spinning per tonificare-bruciare-scolpire.
Ho trovato SOLO roba da far svenire chiunque. Quella più leggera, non superava le 1000-1200 kilocalorie. Bibitoni da bere a metà mattina, tisane, soluzioni da diluire. Poca roba solida. Poi, c'è quella che sembra di leggere il menù di un ristorante: misto vegetariano (altro non è che un piatto di verdure crude o lesse SCONDITE), crudité di verdure (come sopra, tutto crudo), straccetti di pollo saltati con il sesamo (pezzetti di petto di pollo alla piastra con qualche semino di sesamo se riuscite, col pollo secco, a farlo restare attaccato alla carne), trancio di pesce spada alla piastra (anche qui, chetelodicoaffa'). Non ho manco voluto leggere quella che ti manda in chetosi se provi a sgarrare anche solo con una mentina. La stessa che ti mette in mano una busta di polverina e sopra c'è scritto: minestra di legumi. Ma per favore.
Insomma, una debacle. Ho provato a fare il fai da te. Pesce bollito, riso con verdure, poca carne e frutta mai a pasto. Ho ridotto drasticamente i carboidrati ma poi mi sveglio la mattina sognando di NON essere a dieta e di poter ingurgitare pane e marmellata come se piovesse.
Ho però raggiunto un grande risultato. Ho capito, cioè, che devo disintossicarmi dai carboidrati. Come posso pensare di perdere anche solo un chilo se quando vedo una pagnotta mi viene l'acquolina in bocca? Come posso, se quando vedo la pizza bianca al forno mi commuovo per la sua bellezza e intensa presenza scenica nel bancone? Non posso oppormi alla forza che mi spinge ad arrotolare gli spaghetti al pomodoro alla forchetta e a gustarli magari con calma, con un po' di basilico, soffritto leggero e pasta al dente. Non posso, ma devo. Devo disintossicarmi. Non so come, non so quando. Qualcuno ha una dieta da passarmi?

giovedì 2 febbraio 2012

Naturalmente impeccabile. O quasi.

Super-chic. Romantica. Brit-pop. Trasgressiva (trasgressiva??). Uno stile, una sposa. Sfogliando le decine di riviste specializzate, ci si accorge di come ognuno abbia un consiglio per te. Centinaia di prodotti, creme, lozioni, shampoo e trucchi di ogni generi sparsi sulle pagine patinate sembrano dire: compratemi. Ho imparato, per esempio, che per avere una pelle effetto seta si potrebbe fare un gommage al sapone nero con olio di argan. Oppure che l'olio di moringa, l'estratto di kombucha e il banalissimo miele costituiscono un siero nutriente. Ho imparato che esistono tutti questi 'ingredienti'. Ho imparato che puoi avere un incarnato di porcellana o un trucco ultra soft. O che esistono i lipstick color geranio perfetti con un look sofisticato che ben si abbina al carrè ondulato. O meglio ancora. Volete somigliare a Kate Middleton, principessa che ha voluto truccarsi da sola (da plebee farsi sistemare da qualcuno)? Bene, c'è una pagina intera da prodotti da usare, dal folk waves blush al mithyc oil prepiega fino alla matita dorata. Se siete invece più super chic come Charlene di Montecarlo, allora anche se siete alte la metà e pesate qualche chilo in più, anche se non avete gli stessi occhi o gli stessi capelli o semplicemente, non siete la promessa sposa del principe di Montecarlo, potreste ripiegare su 9 prodotti elencati come la lista della spesa. Certo, se vi sentite trasgressive come Kate Moss ve ne bastano solo 7, dallo shampoo secco alla palette trucco.
C'è chi poi osa veramente tanto. Titolo dell'articolo: "Naturalmente impeccabile". Se mancano 4 mesi circa al tuo matrimonio e finora ti sei limitata a far crescere i capelli e cercare di non ingrassare, ti prende un colpo e ti viene una voglia irrefrenabile di fare una corsa all'Olmata. Ora, anche se fuori la temperatura è sotto lo zero e piove a dirotto. "Semplicemente bella - si legge - Silhouette invidiabile e pelle di seta. Tutto sta nel mantenere un programma mirato che combini abitudini alimentari sane e massaggi mirati, un po' di movimento e massaggi mirati. E infine...niente di meglio che regalarsi un'ora, un giorno, un weekend o una settimana in un centro benessere". Ok. Infilo le scarpe, vado a correre.

martedì 24 gennaio 2012

Prova, atto primo: iniezione di salute all'autostima

"Ma come sei bella", "Ma quanto ti sta bene il bianco". "Ma guarda, dimostri meno anni!" (ma soprattutto) "Quanto sei magra!". Una bella botta di salute per l'autostima: se avete carenze di questo genere, fatevi un giro negli atelier da abiti di sposa. Circondata da almeno tre addette alla vendita che ti infilano-sfilano-aggiustano-calzano abiti a raffica, ti senti 'la' principessa. Dopo aver visto centinaia di puntate di 'Abito da sposa cercasi', è arrivato il mio momento. L'effetto del primo abito provato è indescrivibile: ti guardi allo specchio e pensi "ma sono io?". Poi ti guardi bene e oltre al bianco, al tulle, alla seta scorgi le occhiaie, le guance rosse per la temperatura eccessiva del negozio, i capelli che si gonfiano e dici, "yes, sono io!". Entri nel camerino con i jeans, esci vestita di bianco, tentando di tenere alta la gonna del vestito per non strusciare a terra, in bilico sui tacchi e atterri sul tappeto color crema al centro del salottino prova. Circondata da specchi, mamma, sorella e amica ti scruti. Ti guardi bene, quel bianco così tutto insieme, accarezzi la stoffa, sfiori il corpetto e aggiusti la cinta. Poi ti mettono il velo, ti infilano i guanti (a scanso di equivoci: li ho tenuti 6 secondi netti, caldo e mani sudate i guanti non fanno per me) e tutti i clienti del negozio che passano lì davanti ti ammirano come fossi una statua. Qualcuno sorride e mima con le labbra da lontano "Bello, ti sta bene", qualcun altro (anzi, qualcun altrA) finge di guardare quei tubini blu all'angolo con il salottino prova ma ti sbircia e ti studia. Altri - turisti asiatici - proseguono la prova delle loro cose come se niente fosse. Sei o sette abiti per oltre due ore di prove, dalle quali sono uscita - manco a dirlo - con il mal di testa e un po' stordita. Ma tutto sommato, contenta. Da qualche parte dovevo cominciare: anzi, se avessi saputo quanto fa bene all'autostima, avrei iniziato il giro prima. Perché questa è SOLO la prima tappa. Ah, comunque alla fine di tutti quelli provati, due mi stavano veramente bene. Alla faccia dell'autostima.

martedì 10 gennaio 2012

Say yes to the dress

'Abito da sposa cercasi' oppure 'Say yes to the dress' è una trasmissione in onda su Real Time ambientata nell'immenso atelier di Kleinfeld a New York. In pratica, una squadra di venditrici è tutto il giorno alle prese con queste future spose e le loro scatenatissime madri-sorelle-amiche-suocere. Di trasmissioni che si occupano di matrimonio ce ne sono una quantità paurosa, addiruttura sulla piattaforma Sky c'è il canale "Wedding tv". Ma questo è particolare, perché riprende il dramma di tutte le spose: la scelta del vestito.
Io ancora non ho iniziato il giro vorticoso della prova vestito - e la mia amica Rossella che si è appassionata ad Abito da sposa cercasi mi ha fatto notare come io sia in ritardo... - ma vedendo quel che accade da Kleinfeld ho un po' paura. Delle altre, però. Queste ragazze arrivano spesso da città lontane da Nyc, sarà la stanchezza o l'esasperazione ma sono isteriche. Alcune proprio fuori di testa. Chiedono una certa tipologia di abito ma poi si sciolgono in lacrime davanti a un modello che non c'entra un fico secco con la loro idea. Comprano abito un anno prima del matrimonio (UN ANNO PRIMA) e quando lo vanno a ritirare non gli piace più e lo vogliono cambiare. Guai a far notare loro che quel modello non è più in vendita e non può essere reso. Si trasmorano in tigri della Malesia, pronte a sbranare in un sol colpo chi si mette tra loro e l'abito dei loro sogni. Vedi pizzi, veli, sete, paillet, ricami, scolli vertiginosi, strascichi. Spesso hanno budget da capogiro - la più sfigata sgancia 6,7mila dollari - e quasi sempre cercano l'approvazione dello stuolo di madri-sorelle-amiche-suocere che si sono portate dietro.

Una che mi è rimasta particolarmente impressa è stata una giovane americana di origini greche. Aveva visto un abito (che a me faceva un po' schifo, giallino con una cascata di paillet e perline, pizzi ovunque e ricami e gonna ampia, ma comunque...) e senza indugi aveva chiesto quello. Ma quando la commessa le ha detto che c'era rimasto solo quello di prova - e quindi non in vendita - lei ha iniziato a piangere, la madre pure, i fratelli borbottavano, il padre rifletteva. E faceva bene: quell'abito costava "appena" 15mila dollari. Era un po' rovinato sul fondo, aveva un paio di pizzi stracciati ed era sicuramente da portare in lavanderia. Ma la quasi sposa e la madre erano irremovibili: è questo, diceva la figlia. E' il suo le faceva eco la madre. Il padre allora ha iniziato a trattare. Come al mercato: lo prendo a 10mila. E la commessa - nel frattempo si era radunato lo stato maggiore delle venditrici - che replicava: no, non è in vendita e comunque è poco. E allora lui che rilanciava e quella che rispondeva. Insomma, passa mezza puntata e la quasi sposa non se lo toglieva quell'abito. Era lì che piangeva e frignava con i genitori. La trattativa è andata avanti, sfibrante anche per me che ero sul divano. Alla fine, il vecchio greco l'ha spuntata: 12mila dollari e la figlia ha potuto pronunciare la famosa frase "Say yes to the dress!".

lunedì 9 gennaio 2012

Pronti, via

Oggi è il 9 gennaio e ho realizzato che mancano "solo" cinque mesi al nostro matrimonio. Il 9 giugno io e Valerio ci sposeremo. Io sono tranquilla, ma piano piano sento crescere l'ansia attorno a me: da chi ti chiede, en passant, "ma il vestito? Lo hai trovato?" a chi ti dice "ancora non sei andata dal fioristaaaaaaaaaa?". Cerco di mantenere la calma. Non mi farò prendere dal panico e ho deciso di mettere su questo blog - che poi richiama l'hashtag che uso per descrivere i piccoli passi su twitter - per raccontare piano piano quel che accadrà. Ho già letto la guida del guru dei matrimoni, Enzo Miccio e comprato tutti i numeri di Vogue Sposa, Sposabella, Elle Sposa usciti finora. Grazie alla mia amica Alessia ho anche sfogliato due copie di Cosmopolitan Bride UK. Ma di questo parlerò più avanti.