giovedì 31 maggio 2012

lacrime, lacrime, lacrime

Sarà la stanchezza. Sarà la corsa quotidiana per riempire ogni casella. Sarà la voglia di arrivare sana al 9 giugno. Fatto sta che l'ultimo scorcio prima del matrimonio lo passi quasi sempre con il nodo alla gola o, peggio, con le lacrime agli occhi. Tutte le mie amiche già sposate mi avevano avvertita: vedrai, basterà un nulla che ti verrà da piangere. Non immaginavo che quel 'nulla' potesse essere anche una puntata di SOS Tata. Due genitori che urlano come pazzi ai tre poveri malcapitati figlioletti, la tata che li sgrida perché "così non si ottiene nulla", loro promettono che sì, cambieranno atteggiamento e io, nel letto, da sola, piango. Vedo una puntata di Sex&the city, Mister Big che raggiunge Carrie a Parigi e la riporta a New York e giù, lacrimuccia. Gramellini a Otto e mezzo racconta la genesi di "Fai bei sogni" (tra l'altro, comprato e letto in una domenica sera, tutto d'un fiato), io ci ripenso e un po' mi commuovo. Basta lacrime, non ne posso più!

martedì 22 maggio 2012

Cataloghi antropologici

Uno dei peggiori affanni della preparazione del matrimonio è la consegna delle partecipazioni. Correre dietro a zii, cugini, nonni, amici e compagnia cantando è impegnativo e non sempre fruttuoso. Ho girato per settimane con la borsa carica di bustine rosse e gialle di plastica dell'Ikea, dove avevo sapientemente suddiviso le partecipazioni, tra matrimonio e rinfresco, suddividendo poi amici degli stessi gruppi, parenti delle stesse famiglie e insieme, tutte quelle che andavano spedite alle poste. Non bastava: ho segnato ogni bustina Ikea con un post it, indicando appunto la categoria. In pratica, un catalogo antropologico. Per gli amici, è stato semplice: raggruppandoli in cene, con un paio di settimane li abbiamo sistemati (Simone T, non so se leggerai questo post: ma sappi che SO che stavi lasciando la nostra partecipazione sul tavolo della pizzeria...). Anche la consegna ai parenti è filata via liscia, due o tre domeniche, un po' troppi caffè, e via. Rimaneva però un sostanzioso gruppo, non facilmente catalogabile che oltre a far pesare le mie borse come piombi, mi ha fatto fare i chilometri. Alcuni li ho beccati per strada: giravo come un falco e appena vedevo qualcuno iniziavo a correre come una pazza, sbracciandomi se necessario. Altri, all'oratorio dopo la messa. Busta in mano, mi nascondevo e tendevo un agguato: dietro gli angoli, appena poco distante dal bar, nel parcheggio, aspettando che che uscissero dalla chiesa. Tra l'altro, con questo metodo ho rischiato di invitare anche l'ex sen. Lusi, affezionato frequentatore della nostra chiesa la domenica che, a fine funzione, esce di corsa per raggiungere la sua villa ormai famosa, intralciando spesso il mio lavoro di intelligence e mischiandosi ai miei invitati da invitare. Ovviamente, le bustine selezionatrici Ikea non erano da sole: sul mio pc io e Valerio abbiamo creato due distinti fogli excell per classificare gli invitati, numerandoli per presenza e per partecipazione. Partecipazione consegnata=nome spuntato. Rispettando all'ultimo secondo il limite dei 40 giorni, abbiamo consegnato tutto. O quasi: vedo spuntare dalla mia borsa una bustina Ikea. Vuoi vedere che...

martedì 15 maggio 2012

La sforbiciata

In questi mesi ho imparato che pianificare tutto non ti preserva dagli intoppi. Anzi. Mentre tutto scorre, accade che un meccanismo s'inceppa. Si blocca. A me è successo in due casi. Uno è stato agevolmente superato, non senza choc iniziale. Ma in un paio di settimane abbiamo rimediato. L'altro è stato più difficile da digerire. All'inizio ci rimani male, pensi maporcavaccaoracomefaccio. Poi rifletti. E ti accorgi che ti è stata data la possibilità di chiudere una porta, di tagliare un legaccio. Certi cammini sono così, un po' faticosi, molto divertenti. Ma sono come un gigantesco scrub della tua vita. Devi togliere, capire chi conta nella tua vita. E tagli. Un po' qui, un po' lì. Anche se all'inizio sembra complicato, poi ti accorgi che è facile. E soprattutto, ti alleggerisce.

lunedì 14 maggio 2012

Quale matrimonio?

Quando si decide che è arrivato il momento di sposarsi, una delle primissime cose che si fa è fare una scelta di fondo (come mi ha suggerito il mio parrucchiere). Che tipo di matrimonio vuoi fare? Da sogno, sobrio, economico, pacchiano, sfarzoso, con i cavalli, le carrozze, il vestito da bambola e mille rose in chiesa. Fatto questo, si fanno i conti. Perché anche il matrimonio più sobrio richiede una spesa importante. Ma ci sono delle cose che in questo lungo percorso che possono alleggerire il peso: non della spesa, ma della coscienza. Abbiamo deciso che, trattandosi di una cosa obbligatoria, avremmo acquistato le partecipazioni da Emergency. Una goccia del mare, in certi momenti ho pensato che fosse un modo per 'lavare' la coscienza dopo i soldi spesi per tutto il resto. Ma quando l'abbiamo fatto, ci siamo sentiti bene. Soprattutto perché Emrgency è un'associazione seria, che i tuoi soldi li sa spendere e te lo dice pure, con un'email nella quale spiega dettagliatamente quale progetto hai finanziato. Poi, abbiamo deciso di non fare le bomboniere e quando dovevamo scegliere un'alternativa, ho pensato ai salesiani. Che c'entrano? Tramite la loro Ong, il Vis, abbiamo scelto dei sacchetti che vengono prodotti in un laboratorio artigianale vicino Addis Abeba, dove Donato, salesiano laico, recupera i figli dei mendicanti e dà loro la possibilità di imparare un mestiere. Non è carità. E' acquistare un prodotto. L'accoglienza e l'affetto di Lorella, quando li ho ritirati con mia mamma hanno fatto il resto. Mi ha raccontato tutta la storia di Donato, dove vive, cosa fa. Ho voluto subito bene a Donato. Insomma, senza morale, ipocrisia o falsa modestia. I soldi per i fiori, la cena, la wedding cake li abbiamo spesi pure noi. Ma quando si compiono passi come il matrimonio, fare entrare nella propria nuova famiglia qualcuno lontano è sempre una cosa che fa bene al cuore.

domenica 13 maggio 2012

Cornetti e altri affari

"Signo', adesso comprateje un ber cornetto". Io la signora Paola avrei voluto abbracciarla, baciarla e dirle GRAZIE. Perché nell'indicazione data a mia madre, uscendo dall'atelier, c'erano i risultati di tutti gli sforzi in palestra, delle rinunce a tavola, dei no a (qualche) dolce o gelato. Insomma, dopo un paio di mesi dalla scelta, l'abito mi entra alla perfezione. E' il mio, non ce n'è. Emozionante, riprovarlo, pensare che manca un mese. Iniziare già a decidere dove poterlo tenere un paio di giorni -dal ritiro al grande giorno -. Per consolarci, io e mia madre - tanto il vestito mi sta - ci siamo suonate un panino e mezzo a testa da Duecento gradi (piazza Risorgimento, chi legge e vive a Roma o dintorni, vada. Di corsa): il primo, pesce spada affumicato, rucola, limone e pepe e il secondo (a metà...) mozzarella e nutella. Vorrei sposarmi ogni anno. Ma comunque. A meno di un mese è tutto pronto. Ultimi pochi giri e ci siamo. L'ansia aumenta, la notte dormo pochino e maluccio. Non riesco a capire come sarà quel giorno. Lo immagino in mille modi, sempre diversi. Ma tutti mi tolgono il fiato dall'emozione.