venerdì 30 marzo 2012

L'ultima volta

L'ho deciso oggi, così, senza pensarci troppo. Da quando abbiamo deciso di sposarci, ho investito tempo e denaro. Ho aspettato con ansia, ho preso spunto, ho usato tanti post-it. Stropicciati, strappati, spiegazzati. Nella borsa, sul tavolo, sul comodino, in metro. Qualche volta anche in macchina in fila. Ma ora che il 9 giugno si avvicina a grandi passi, ho deciso che smetto. Che quella di oggi sarà l'ultima volta. Oggi ho comprato la mia ultima copia di Vogue Sposa. Per mesi ho comprato queste riviste patinate, bellissime, ricche di immagini. Colori, abiti da sogno, location mozzafiato. E poi, fiori, scarpe, trucco. Insomma, tutto quello che una (quasi) sposa cerca lo trova lì, tra quelle pagine. E' stato il mio fedele compagno, mi ha ispirata, ho trovato diverse idee. Grazie a lui ho capito quali fiori scegliere, dove andare in viaggio di nozze. Ho strappato diverse pagine per le acconciature. Nel corso dei mesi ho acquistato anche altre riviste, come Elle sposa o Sposabella. Ma Vogue è un altro pianeta. Oggi, passando davanti a un'edicola, l'ho visto. L'ultimo numero, con una sventola in copertina in abito celeste di Pignatelli Opere. Allora ho deciso. Vai, gli ultimi 4 euro per questo capitolo. L'ho sfogliato prima in metro, in piedi senza sapere come tenermi. Poi a casa, mentre bevevo un caffè e mi godevo la luce del tardo pomeriggio. Ora lo sto per portare a letto, per dargli un'altra sfogliata, sentire l'odore acre della carta patinata. Poi, tra qualche giorno lo metterò al suo posto, nello scaffale in soggiorno. Ce li ho tutti lì, mi piace vederli allineati come a ricordarmi il tempo che è passato da quando abbiamo preso questa decisione. Ma soprattutto, quanto poco ne manca. #versoil9.06 ci stiamo andando a grandi passi. Anche grazie a Vogue sposa.

martedì 13 marzo 2012

Wedding countdown. Ovvero, ci sto dentro.

La mia cara amica Alessia, che oggi di mestiere fa (anche) la wedding planner a Londra, a Natale ha avuto la magnifica idea di regalarmi - con una crema corpo spa - due copie del mitico Cosmopolitan Bride. Due Paesi, due mondi. Ma una unica missione: uccidere di ansia le bride, appunto. Oltre ad abiti da sogno e location da favola, sfogliando una delle due riviste mi va l'occhio su una pagina che stenderebbe anche il dalai lama. Titolo: Wedding countdown. Catenaccio: Our step-by-step to do list will ensure time in on your side. Ovvero: datti una mossa, bella mia. E se non riesci da sola, ti scrivo mese per mese cosa fare. Ecco, io che la sto prendendo molto calma avrei dovuto saltare a pie' pari la pagina. Ma non ce l'ho fatta: sfida contro me stessa, mi sono detta. Mancano tre mesi tre, vedi un po' a che punto sei? 3 months before. 10 punti per i quali, sorprendentemente, sono IN PARI. Cioè, la mia non tabella di marcia va a meraviglia. Certo, se leggo i passaggi precedenti qualcosina mi manca, ma in fondo sotto la tabella dei tre mesi ci sono tutte cose che ho fatto. Quindi, sì: ho vinto la sfida con il wedding countdown di Cosmopolitan e ci sto dentro alla grande.

domenica 11 marzo 2012

La grande abbuffata. Ovvero, la prova menù

E' che uno non se lo aspetta. Non ci arrivi preparata, perché non ti sei mai sposata e mai immagineresti una roba così. Ti ingannano già dalla email che ti arriva qualche tempo prima: "Vi invitiamo a scegliere la data per fare la prova del menù, la scelta dei centrotavola e degli extra". Dunque, scegliamo la data: ignorando ciò che ci sarebbe toccato, abbiamo deciso per un sabato a pranzo. La sera, abbiamo pure invitato due amici a cena, tanto faremo presto... Le ultime parole famose. Arriviamo alle 12 circa, iniziamo il valzer: scelta del centrotavola, altri cataloghi da sfogliare per scegliere la wedding cake e moduli da riempire. Alle 13, a tavola. E lì capisci che le cose forse andranno diversamente da come immaginavi. SUl tavolo ci sono 4,5 bottiglie di vino. Rosso, bianco, cantine diverse. Si avvicina il maitre di sala, e inizia a elencare una serie di piatti - "assaggi, eh" - che farebbero impallidire il mangiatore più incallito. Quattro - Q-U-A-T-T-R-O - primi (tonnarelli allo scoglio, maltagliati con vongole e gamberetti, crepes con branzino, spuma di ricotta e crema di latte, trofiette al profumo di bosco con san daniele e pachino di sicilia), due secondi (piatto di pesce con filetto di spigola, gamberoni e vitella al semiglace di timo, patate e sformatino di scarola con olive di gaeta). Dolce e vino a pioggia. Dopo la seconda forchettata ai tonnarelli ho capito che non avrei potuto di dire di no a nulla. E quindi, con buona pace della dieta pre-matrimoniale, dell'emicrania che mi martellava e dello stomaco che implorava pietà, mi sono tuffata su quel trionfo di pasta, pesce e carne. A un certo punto ho arrancato, ma il profumo delle vongole e la consistenza al dente dei maltagliati, così come il profumo inconfondibile della scarola e il pizzicorio delle olive mi hanno fatto procedere senza indugio. Dolcis in fundo, è proprio il caso di dire, una crema al caffè da svenire. Abbiamo terminato boccheggiando ma soddisfatti. Oddio, soddisfatti al 100 per 100 no: abbiamo scelto manco la metà dei piatti che avremmo dovuto e quindi, ahinoi, saremmo costretti a tornare. Ma la prossima volta, niente impegni per cena.

sabato 3 marzo 2012

Alla mia amica Paolanatali'

Questo post lo dedico alla mia amica Paola N, che io chiamo Paolanatali'. Non c'entra nulla con matrimoni e affini. Ma voglio scrivere questo post lo stesso.
Per dedicarlo al suo coraggio di mamma e di donna. Al coraggio di raccontare storie che ti strappano il cuore ma che lei vive ogni giorno nel regno di Op del grande ospedale. Lei che ha messo al mondo quasi un anno fa un bambino cicciotto e con le ciglia lunghe, che somiglia tanto a suo papa' e che da subito ha iniziato una guerra alla quale nessun bambino dovrebbe essere chiamato. Dritta nel suo dolore, ha percorso un anno tra le fiamme dell'inferno. Ma poi, quando sono stata licenziata, mi ha consolata dicendomi di non pensare manco lontanamente che non avevo diritto alla disperazione. Lei con la quale ho condiviso la stessa università e che dopo anni ho ritrovato a Brescia, lei portavoce di un ministro io cronista di EPolis.Lei che ritrovato a Roma, a raccontare una città e la sua vita. Lei con la quale ora condivido l'impegno e l'orgoglio di Errori di stampa, le nostre battaglie di civiltà e di passione per un mestiere che ci ha fatte incontrare e che entrambe amiamo alla follia.
Se non lo conoscete, il Regno di Op e' un bellissimo blog. Leggetelo, anche se vi costerà dolore e lacrime, perché la vita e' anche il decimo piano del grande ospedale, perché le storie sono vere. Vero il dolore, la morte, le chemioterapie. Vera la speranza che Paola nutre con tutta se stessa. Vera e forte come una quercia. Come lei e il suo piccolo Simba.