martedì 24 gennaio 2012
Prova, atto primo: iniezione di salute all'autostima
"Ma come sei bella", "Ma quanto ti sta bene il bianco". "Ma guarda, dimostri meno anni!" (ma soprattutto) "Quanto sei magra!". Una bella botta di salute per l'autostima: se avete carenze di questo genere, fatevi un giro negli atelier da abiti di sposa. Circondata da almeno tre addette alla vendita che ti infilano-sfilano-aggiustano-calzano abiti a raffica, ti senti 'la' principessa. Dopo aver visto centinaia di puntate di 'Abito da sposa cercasi', è arrivato il mio momento. L'effetto del primo abito provato è indescrivibile: ti guardi allo specchio e pensi "ma sono io?". Poi ti guardi bene e oltre al bianco, al tulle, alla seta scorgi le occhiaie, le guance rosse per la temperatura eccessiva del negozio, i capelli che si gonfiano e dici, "yes, sono io!". Entri nel camerino con i jeans, esci vestita di bianco, tentando di tenere alta la gonna del vestito per non strusciare a terra, in bilico sui tacchi e atterri sul tappeto color crema al centro del salottino prova. Circondata da specchi, mamma, sorella e amica ti scruti. Ti guardi bene, quel bianco così tutto insieme, accarezzi la stoffa, sfiori il corpetto e aggiusti la cinta. Poi ti mettono il velo, ti infilano i guanti (a scanso di equivoci: li ho tenuti 6 secondi netti, caldo e mani sudate i guanti non fanno per me) e tutti i clienti del negozio che passano lì davanti ti ammirano come fossi una statua. Qualcuno sorride e mima con le labbra da lontano "Bello, ti sta bene", qualcun altro (anzi, qualcun altrA) finge di guardare quei tubini blu all'angolo con il salottino prova ma ti sbircia e ti studia. Altri - turisti asiatici - proseguono la prova delle loro cose come se niente fosse. Sei o sette abiti per oltre due ore di prove, dalle quali sono uscita - manco a dirlo - con il mal di testa e un po' stordita. Ma tutto sommato, contenta. Da qualche parte dovevo cominciare: anzi, se avessi saputo quanto fa bene all'autostima, avrei iniziato il giro prima. Perché questa è SOLO la prima tappa. Ah, comunque alla fine di tutti quelli provati, due mi stavano veramente bene. Alla faccia dell'autostima.
martedì 10 gennaio 2012
Say yes to the dress
'Abito da sposa cercasi' oppure 'Say yes to the dress' è una trasmissione in onda su Real Time ambientata nell'immenso atelier di Kleinfeld a New York. In pratica, una squadra di venditrici è tutto il giorno alle prese con queste future spose e le loro scatenatissime madri-sorelle-amiche-suocere. Di trasmissioni che si occupano di matrimonio ce ne sono una quantità paurosa, addiruttura sulla piattaforma Sky c'è il canale "Wedding tv". Ma questo è particolare, perché riprende il dramma di tutte le spose: la scelta del vestito.
Io ancora non ho iniziato il giro vorticoso della prova vestito - e la mia amica Rossella che si è appassionata ad Abito da sposa cercasi mi ha fatto notare come io sia in ritardo... - ma vedendo quel che accade da Kleinfeld ho un po' paura. Delle altre, però. Queste ragazze arrivano spesso da città lontane da Nyc, sarà la stanchezza o l'esasperazione ma sono isteriche. Alcune proprio fuori di testa. Chiedono una certa tipologia di abito ma poi si sciolgono in lacrime davanti a un modello che non c'entra un fico secco con la loro idea. Comprano abito un anno prima del matrimonio (UN ANNO PRIMA) e quando lo vanno a ritirare non gli piace più e lo vogliono cambiare. Guai a far notare loro che quel modello non è più in vendita e non può essere reso. Si trasmorano in tigri della Malesia, pronte a sbranare in un sol colpo chi si mette tra loro e l'abito dei loro sogni. Vedi pizzi, veli, sete, paillet, ricami, scolli vertiginosi, strascichi. Spesso hanno budget da capogiro - la più sfigata sgancia 6,7mila dollari - e quasi sempre cercano l'approvazione dello stuolo di madri-sorelle-amiche-suocere che si sono portate dietro.
Una che mi è rimasta particolarmente impressa è stata una giovane americana di origini greche. Aveva visto un abito (che a me faceva un po' schifo, giallino con una cascata di paillet e perline, pizzi ovunque e ricami e gonna ampia, ma comunque...) e senza indugi aveva chiesto quello. Ma quando la commessa le ha detto che c'era rimasto solo quello di prova - e quindi non in vendita - lei ha iniziato a piangere, la madre pure, i fratelli borbottavano, il padre rifletteva. E faceva bene: quell'abito costava "appena" 15mila dollari. Era un po' rovinato sul fondo, aveva un paio di pizzi stracciati ed era sicuramente da portare in lavanderia. Ma la quasi sposa e la madre erano irremovibili: è questo, diceva la figlia. E' il suo le faceva eco la madre. Il padre allora ha iniziato a trattare. Come al mercato: lo prendo a 10mila. E la commessa - nel frattempo si era radunato lo stato maggiore delle venditrici - che replicava: no, non è in vendita e comunque è poco. E allora lui che rilanciava e quella che rispondeva. Insomma, passa mezza puntata e la quasi sposa non se lo toglieva quell'abito. Era lì che piangeva e frignava con i genitori. La trattativa è andata avanti, sfibrante anche per me che ero sul divano. Alla fine, il vecchio greco l'ha spuntata: 12mila dollari e la figlia ha potuto pronunciare la famosa frase "Say yes to the dress!".
Io ancora non ho iniziato il giro vorticoso della prova vestito - e la mia amica Rossella che si è appassionata ad Abito da sposa cercasi mi ha fatto notare come io sia in ritardo... - ma vedendo quel che accade da Kleinfeld ho un po' paura. Delle altre, però. Queste ragazze arrivano spesso da città lontane da Nyc, sarà la stanchezza o l'esasperazione ma sono isteriche. Alcune proprio fuori di testa. Chiedono una certa tipologia di abito ma poi si sciolgono in lacrime davanti a un modello che non c'entra un fico secco con la loro idea. Comprano abito un anno prima del matrimonio (UN ANNO PRIMA) e quando lo vanno a ritirare non gli piace più e lo vogliono cambiare. Guai a far notare loro che quel modello non è più in vendita e non può essere reso. Si trasmorano in tigri della Malesia, pronte a sbranare in un sol colpo chi si mette tra loro e l'abito dei loro sogni. Vedi pizzi, veli, sete, paillet, ricami, scolli vertiginosi, strascichi. Spesso hanno budget da capogiro - la più sfigata sgancia 6,7mila dollari - e quasi sempre cercano l'approvazione dello stuolo di madri-sorelle-amiche-suocere che si sono portate dietro.
Una che mi è rimasta particolarmente impressa è stata una giovane americana di origini greche. Aveva visto un abito (che a me faceva un po' schifo, giallino con una cascata di paillet e perline, pizzi ovunque e ricami e gonna ampia, ma comunque...) e senza indugi aveva chiesto quello. Ma quando la commessa le ha detto che c'era rimasto solo quello di prova - e quindi non in vendita - lei ha iniziato a piangere, la madre pure, i fratelli borbottavano, il padre rifletteva. E faceva bene: quell'abito costava "appena" 15mila dollari. Era un po' rovinato sul fondo, aveva un paio di pizzi stracciati ed era sicuramente da portare in lavanderia. Ma la quasi sposa e la madre erano irremovibili: è questo, diceva la figlia. E' il suo le faceva eco la madre. Il padre allora ha iniziato a trattare. Come al mercato: lo prendo a 10mila. E la commessa - nel frattempo si era radunato lo stato maggiore delle venditrici - che replicava: no, non è in vendita e comunque è poco. E allora lui che rilanciava e quella che rispondeva. Insomma, passa mezza puntata e la quasi sposa non se lo toglieva quell'abito. Era lì che piangeva e frignava con i genitori. La trattativa è andata avanti, sfibrante anche per me che ero sul divano. Alla fine, il vecchio greco l'ha spuntata: 12mila dollari e la figlia ha potuto pronunciare la famosa frase "Say yes to the dress!".
lunedì 9 gennaio 2012
Pronti, via
Oggi è il 9 gennaio e ho realizzato che mancano "solo" cinque mesi al nostro matrimonio. Il 9 giugno io e Valerio ci sposeremo. Io sono tranquilla, ma piano piano sento crescere l'ansia attorno a me: da chi ti chiede, en passant, "ma il vestito? Lo hai trovato?" a chi ti dice "ancora non sei andata dal fioristaaaaaaaaaa?". Cerco di mantenere la calma. Non mi farò prendere dal panico e ho deciso di mettere su questo blog - che poi richiama l'hashtag che uso per descrivere i piccoli passi su twitter - per raccontare piano piano quel che accadrà. Ho già letto la guida del guru dei matrimoni, Enzo Miccio e comprato tutti i numeri di Vogue Sposa, Sposabella, Elle Sposa usciti finora. Grazie alla mia amica Alessia ho anche sfogliato due copie di Cosmopolitan Bride UK. Ma di questo parlerò più avanti.
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